L’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha stabilito la libera commercializzazione della Ru486, la pillola abortiva: continuano le polemiche e scatta la scomunica del Vaticano.

La Ru486, farmaco prodotto dalla Exelgyn, è utilizzata in Francia dall’88 e in altri paesi europei dalla fine degli anni Novanta. In Italia la pillola è in uso dal 2005, da parte di quelle regioni che hanno deciso di affrontare il singolo caso clinico acquistando direttamente il farmaco dalla casa produttrice. Finora gli ospedali italiani dove è stata somministrata sono 26. Da sempre al centro delle polemiche, la Ru486 è diventata il pomo della discordia di politici e religiosi, compreso Monsignor Elio Sgreccia, il quale ora promette la scomunica per chi prenda o somministri il farmaco in questione.

Come agisce la Ru486? La donna che ne faccia richiesta (ma solo entro le prime sette settimane di gravidanza) ingerisce una pillola di mifepristone: il farmaco provoca il distacco dell’embrione dalle pareti dell’utero. In media, dopo due giorni, la paziente torna dal medico ed assume un secondo farmaco, il misoprostol: esso provoca le contrazioni necessarie per l’espulsione dell’embrione. E’ necessaria infine una terza visita medica nelle settimane successive alla seconda somministrazione, per controllare che l’espulsione dell’embrione sia stata completa. La Ru486 non deve essere confusa però con la cosiddetta “pillola del giorno dopo”: il Norlevo, infatti, è un anticoncezionale e non provoca l’interruzione di una gravidanza, ma impedisce l’eventuale annidamento nell’utero dell’ovulo che potrebbe essere fecondato.

Le accuse rivolte alla “venefica” pillola sono molte. La Ru486 sarebbe in realtà pericolosa per la salute della donna, perché all’origine (così si mormora) sarebbe stata pensata per curare una disfunzione della ghiandola sub-renale. Non avendo funzionato e non volendo perdere l’investimento, la casa produttrice l’avrebbe riconvertita come “facilitante” per l’aborto. Oppure, che la Ru486 porterebbe ad un aumento degli aborti e a scaricare la responsabilità dell’atto solo e unicamente sulla donna. Dall’altra parte, i sostenitori della pillola assicurano si tratti di un farmaco sicuro, meno invasivo per le pazienti e preferibile rispetto al tradizionale aborto chirurgico. A fare da contorno, i soliti panegirici sul rispetto della vita, la dannazione eterna per chi rinuncia a diventare madre, i medici obiettori di coscienza che aumentano di numero come le lumache non appena cessata la pioggia.

Come andrà a finire, lo si vedrà nei prossimi giorni. Giudizi o pregiudizi a parte, l’unica cosa da preservare è la salute della donna. L’aborto è un evento traumatico sempre e comunque, anche quando lo si compie per scelta. Ma bisogna essere liberi di scegliere, così come di viverne le conseguenze.