
La prima serata del Festival di Sanremo 2009 comincia con una fugace apparizione di Mina in video che canta il Nessun dorma. Forse d’auspicio per i telespettatori per gli anni passati che erano crollati sul divano, forse una casualità… la voce sensazionale di Mina non giustifica però molto questa scelta di iniziare con un “fantasma”.
Dolcenera è la prima cantante ad esibirsi con “Il mio amore unico”. La cantante ci appare ben diversa da come l’avevamo lasciata tempo fa, con un look completamente rinnovato e meno dark.
Segue a ruota Fausto Leali, che ripropone la solfa del rapporto padre-figlio.
Luca Laurenti fa il suo ingresso in scena per la prima parte comica del festival, con il maestro che cazzeggia Bonolis quando si parla del ruolo di direttore artistico dell’evento. Ed effettivamente…Tocca a Tricarico, terzo cantante in gara. Stona alla prima parola, ma ci siamo abituati. La canzone questa volta non ci piace proprio, ‘sta “Il Bosco delle Fragole” sembra la parodia de “Il Fragolone” di Marco Marfè.
Finalmente, arriva il momento di Alessia Piovan, che seppur non sia riuscita (si spera per l’emozione) a non dire una frase di senso compiuto, si lascia guardare fin quando non riesce ad annunciare l’attesa esibizione di Marco Carta con “La forza mia”. Effettivamente, la canzone è senza spessore, così come la sua esibizione, che in tutta sincerità abbiamo trovato sotto la norma. (Vai con gli insulti delle “cartine”…)
Subito dopo, tocca a Patty Pravo demolirsi sul palco, con una canzone banale e una interpretazione con stecche micidiali, che manco il povero Carta ha fatto prima di lei. Molto meglio fa Francesco Renga con la sua canzone omaggio a Luciano Pavarotti, “Uomo senza età”. Finalmente una canzone decente che, anche se si intona poco al Festival, desta qualche curiosità positiva.
Poi viene il bello, ma non in musica. Roberto Benigni ha intrattenuto per 32 minuti il pubblico dell’Ariston, ma il tempo è letteralmente volato. Il suo monologo ha coinvolto mezzo mondo: dalla politica fino ad arrivare ai gay. Fantastico e irriverente, come solo lui sa fare, chiudendo con una lettera di Oscar Wilde. Divino.
Paolo Belli – Pupo – Youssu ‘NDour seguono l’esibizione di Benigni. Forse era meglio evitarla, non commentiamo oltre. Stessa cosa possiamo dire dei Gemelli diversi, anche se la parte rap è decisamente carina, il resto lascia a desiderare, così come Al Bano… che ancora rompe le scatole con le sue canzoni tutte uguali. Ma non ha raggiunto l’età pensionabile? Pensasse a fare il vino tra le sue vigne…
Tocca agli Afterhours, con una bella canzone, anche se l’interpretazione può essere migliorata. Dal vivo hanno reso poco rispetto ai loro cd, potenza dei ritocchi? Forse. Ecco l’Iva nazionale, che torna (vale lo stesso discorso di Al Bano) sul palco dell’Ariston con “Ti voglio senza amore”. Subito dopo, il sax di Stefano Di Battista e la bella voce di Niki Nicolai su testo scritto da Jovanotti: la canzone non dispiace ma è comunque molto semplice, a tratti banale.
Poi il momento più atteso: Povia con “Luca era gay”. Ma c’era bisogna di fare tutto sto casino mediatico? La canzone non è affatto omofobica e il presidente dell’Arcigay, che ha avuto la parola dopo l’esibizione, si è letteralmente ridicolizzato. Valli a capire… partono i fischi in platea ma Bonolis tiene bene la situazione.
Ed ecco Sal Da Vinci, con il suo polpettone neomelodico scritto da Gigi D’Alessio. Almeno, ‘sto tizio ha una bella voce. Alexia e Lavezzi lo seguono, facendo un’ottima impressione: occhio a questi due per la vittoria finale.
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bhè….possiamo dire che le canzoni di quest’anno non sono state grankè… per non usare aggettivi dispreggiativi..però di Sal da Vinci non possiamo dire assolutamente nulla,la canzone era molto bella…e la sua interpretazione eccezionale..non è solo bella voce!! poi per gli ignoranti i “neomelodici” sono i NUOVI melodici,infatti NEO che deriva dal greco neos significa NUOVO,e comunque Sal Da Vinci non è affatto paragonabile ai nuovi melodici, lui è altamente superiore ed è stata una delle poche esibizioni buone che ci sono state!!
[...] di Nokia, che mette a disposizione degli appassionati di musica le canzoni in gara al 59esimo Festival della canzone italiana, in modo del tutto [...]
[...] Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e [...]
e quindi?
..e che dire della valletta “addormentata” che sbagliava pure a leggere il gobbo?? Ha fatto degli errori pazzeschi ogni volta che apriva bocca!
hai dimenticato masini!!!
[...] Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e [...]
Meno male che qualcuno è stato sincero e non politicizzato o non mediaticamente influenzato.
“Poi il momento più atteso: Povia con “Luca era gay”. Ma c’era bisogna di fare tutto sto casino mediatico? La canzone non è affatto omofobica e il presidente dell’Arcigay, che ha avuto la parola dopo l’esibizione, si è letteralmente ridicolizzato. Valli a capire… ”
E’ una semplice canzone, parla di UNA persona. Ma a leggere in giro per i vari blog sulla rete non dico cosa ho trovato..
Non parla di malattia, esplicita già all’inizio che non è andato da preti da scienziati, ma solo a fondo di se stesso..
Possibile che il presidente dell’Arcigay vuole giustamente essere libero di dire ciò che vuole e pretende che però gli altri non siano liberi nell’esprimere il loro pensiero.. non è detto che tutti i gay la pensino alla stessa maniera…
Ma in questo modo si può già dare un’etichetta ad un cantante verrà “nominato” come antigay, ridicolo, pco intelletuale, bigotto e magari di destra ( perchè quando non si è d’accordo con gli intellettuali di sinistra finisce così ).
In tutto questo a perderci è la musica, come espressione artistica e come espressione di libertà di pensiero.