Record di incassi per “Hunger Games: la ragazza di fuoco”

hunger

Week-end “bollente” per il film Hunger games: la ragazza di fuoco. Il secondo capitolo della saga tratta dai romanzi fantascientifici di Suzanne Collins è al vertice del box office Usa, con un incasso di ben 110 milioni di dollari. Record assoluto anche per i botteghini italiani, dove la pellicola è presente dal 27 novembre: il film ha raggiunto i 3,7 milioni di euro e, calcolando anche l’anteprima del 14 novembre al Festival internazionale del film di Roma, un totale di 4.360.000 euro.

Sopravvissuta agli Hunger games del primo episodio assieme al “tributo” Peeta, Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) deve ora compiere il tour della Vittoria per i distretti del paese di Panem, attraverso il quale serpeggia la ribellione contro la dittatura. Il popolo oppresso, infatti, inizia a vedere l’impavida arciera come un simbolo di libertà. Mangiata la foglia, il presidente Snow fa allora organizzare la 75° edizione dei giochi: una specie di Olimpiade degli Hunger games dove si affronteranno i vincitori delle passate edizioni, alla scopo di eliminare la pericolosa fanciulla.

Il film, come si evince, ha nell’ipnotica protagonista il suo fulcro principale: intensa e magnetica, Katniss possiede un carisma che nasce da una fierezza indomita e da un grande senso morale. Qualità che si accompagnano a umane fragilità: il suo, infatti, è l’eroismo scarno di chi conosce la paura, proprio perché deve farvi i conti per sopravvivere. I silenzi della ragazza e i molti primi piani fanno in modo che siano gli occhi di Katniss a parlare e ad allacciare emotivamente il pubblico, creando una connessione di potente empatia.

Hunger games: la ragazza di fuoco contrasta con le abitudini dei sequel, di solito più sciatti dell’originale. Al regista Gary Ross, al cui uso di macchina a spalla e montaggio serrato si doveva lo stile ruvido e nervoso del primo episodio, è subentrato Francis Lawrence, che ha beneficiato di un budget assai più elevato e ha potuto, quindi, meglio concentrarsi su ambienti, situazioni e caratterizzazione dei personaggi, introducendo elementi di critica sociopolitica.

Il risultato è che Hunger Games: la ragazza di fuoco è meno violento e più politico del film precedente, perfino traversato da una certa tensione epica, cui contribuiscono le fastose scenografie, in equilibrio tra futuro, iconografia greco-antica e architettura di regime. La colonna sonora, poi, è piena di grandi firme: dalla Aguilera ai The National, dai Coldplay a Patti Smith.
L’unico difetto del film, se così si può dire, è proprio il finale. Un’interruzione inopportuna perché non conclusiva, e che costringerà ad una sfibrante attesa dell’episodio successivo. Previsto, ahinoi, fra circa un anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *