L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi è un film capace di dimostrare almeno due cose: che in amore la donna non è l’unica a soffrire e che sia possibile, senza essere tacciati di insana follia, rinunciare alle bellezze di burro di Monica Bellucci.
Tratto dal romanzo di Ivan Cotroneo Cronache di un disamore e primo film italiano in concorso, ha aperto ufficialmente la terza edizione del festival di Roma. Pochi gli applausi e molta insofferenza tra gli addetti ai lavori, alla fine della proiezione di un film giudicato troppo lento, dalla recitazione addirittura soporifera. La scena di sesso bollente tra Favino e la Bellucci, di cui si era fantasticato nelle scorse settimane, si risolve in un abbraccio sotto la doccia in cui l’attrice mostra il seno, bello, ma fin troppo visto e rivisto.
Roberto (Pierfrancesco Favino) è un farmacista non ancora quarantenne che vive due storie d’amore diverse, in due momenti differenti nel tempo. Con Sara (Ksenia Rappoport), vicedirettrice di un albergo del centro, e con Alba (Monica Bellucci), che si occupa di allestimenti in una galleria d’arte contemporanea. Il gioco dell’amore lo porta a ricoprire nelle due storie ruoli opposti, a sperimentare sia la crudeltà dell’amore, sia la prepotenza di un sentimento a cui nessuno riesce a resistere.
Folgorato da Sara durante il loro primo incontro, Roberto sembra esserne la vittima predestinata:verrà tradito ed abbandonato. Stessa sorte per Alba, lasciata da Roberto: perché l’uomo che ama oscilla disperato tra il rimpianto di chi ha cessato di amare e la paura di un amore appena arrivato e svanito in un fragoroso silenzio.
Roberto è alla disperata ricerca di qualcosa. Cerca una risposta nelle vite e nelle esperienze degli altri, nelle parole di suo fratello, nelle vicende della dottoressa con cui lavora, nei racconti dei suoi genitori. Ma la verità sull’amore, se davvero esiste, è lì, negli occhi delle sue due donne che lo guardano, nelle parole che si ripetono, nei momenti d’amore, negli inevitabili addii. La risposta che Roberto cerca è nel rischio della vita, nell’imprevedibilità degli eventi, nel sapere che tutto può finire, senza per questo rinunciare ad amare.
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