La desolazione di Smaug: personaggi mai visti e… rivisti.

 

Lettori di Tolkien, munitevi di tranquillanti: La desolazione di Smaug, il secondo capitolo della trilogia Lo Hobbit di Peter Jackson e prequel di Il Signore degli anelli, non è ancora arrivato nelle nostre sale – uscirà in Italia il 12 dicembre – ma ha già messo in crisi frotte degli appassionati più ortodossi.

Più movimentato rispetto al precedente Un viaggio inaspettato (che ha incassato oltre un miliardo di dollari in tutto il mondo), il nuovo film ritrova Bilbo Baggins, Gandalf e i nani guidati da Thorin Scudodiquercia mentre attraversano Bosco Atro, con alle costole centinaia di Orchi, per raggiungere la Montagna Solitaria, dove si trova il drago Smaug. Durante il viaggio, nuove perizie e nuovi incontri: l’uomo-orso Beorn, il re degli elfi, l’eroico Bard e … la guerriera elfica Tauriel.
Personaggio creato appositamente per dotare il cast di una qualche presenza femminile (una “quota rosa” da rispettare?), anche se inesistente nel libro, l’agile donzella prende vita attraverso la recitazione di Evangeline Lilly (Lost).

Ma le (brutte) sorprese non finiscono qui: nel film, per motivi ancora una volta a noi ignoti, compare nuovamente Orlando Bloom nel ruolo dell’arciere Legolas, aggiunta voluta fortemente dal regista e dai suoi sceneggiatori. A questo punto, il pensar male diventa d’obbligo: sia concesso lo spalmare e dilatare la trama di un libro di neppure 400 pagine per ben 3 film, ma perché ricorrere a personaggi inventati di sana pianta o, addirittura, “posteriori” dal punto di vista cronologico?
«Non tutto quel ch’è oro brilla», avrebbe detto Gandalf, e la questione sembrerebbe diventare una pura operazione di marketing, giusto per riempire le sale e accalappiare quante più specie di spettatori possibili.

Che desolazione, verrebbe proprio da dire. Cercheremo di consolarci con Smaug, il lucertolone che custodisce avidamente il tesoro che i nani reclamano come loro proprietà e che, risvegliato dal sonno, ne combinerà di cotte e di crude. Creato con la tecnica del motion-capture (la stessa utilizzata per realizzare Gollum in Il Signore degli anelli), il drago appare estremamente realistico nonostante le sue gigantesche proporzioni e reso finemente nei dettagli, squama per squama.

 Per le restanti considerazioni, non possiamo far altro che aspettare il 12 dicembre. Perché, ammettiamolo, nel bene o nel male, ogni scusa è buona per parlare dell’opera di Tolkien e di tutto ciò che le ruota intorno. Anche polemizzando.

 

, ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *