La barca senza porto

Ecco la storia di Emma, vittima di stupro all’età di 13 anni: “La barca senza porto”, il primo libro di Lara Kant.

Lara nasce a Firenze, da padre Ufficiale dell’Esercito e madre casalinga. Quando Lara ha pochi anni la sua famiglia si trasferisce di nuovo a Roma, loro città d’origine, dove tutt’ora risiede l’autrice. Dopo il diploma di Liceo Classico, Lara si iscrive alla facoltà di Psicologia dell’università “La Sapienza” di Roma dove è prossima a laurearsi. Indipendente,curiosa e ribelle, presto però sente il bisogno di allontanarsi dal suo paese, per intraprendere viaggi lontani alla ricerca di un senso della vita. Durante le sue peregrinazioni, Lara troverà un’anima persa come la sua, da cui trarrà l’ispirazione per il suo romanzo. “La barca senza porto” racconta infatti una storia realmente accaduta, con dialoghi e avvenimenti principali riportati fedelmente. Dalle pagine del libro, la voce della protagonista torna indietro nel tempo. E rivive.

Emma trascorre l’infanzia in un orfanotrofio, prima di essere adottata dalla sua nuova coppia di genitori. La vita sembra ricominciare per lei, ragazzina timida e insicura, ma presto il futuro si tinge di colori orrendi: stuprata a soli 13 anni dal padre di un’amica, si ammala di anoressia. Ci vogliono tre anni perché riesca faticosamente a risalire la corrente e riconquistare la voglia di vivere. Al rientro a casa, l’incontro col primo amore, il germogliare della speranza. Ma Emma dovrà affrontare altre prove, ogni volta costringendosi a non mollare mai, a cadere e a rialzarsi ancora. Scoprendo di essere una “barca senza porto”, Emma si dibatte fra il passato e il presente, alla ricerca disperata di se stessa.
Il mondo di Emma è popolato da personaggi amaramente tristi, ammalati di solitudine e ancora in fase di guarigione. Esistenze di contorno, a malapena accennate, che si lasciano annegare tra puntini di sospensione ed una scrittura che non risparmia nulla all’immaginazione.
L’autrice sbatte in faccia la realtà, quasi compiacendosi della scelta dei particolari più crudi. Ma è una scelta di stile necessaria, quando si vuole penetrare a fondo il significato dell’esperienza umana.

Nessun falso pudore, scene erotiche comprese. Emma è un personaggio assolutamente vivo, sensuale: la scoperta del corpo equivale per lei ad una ricerca dell’ identità perduta, un’identità che l’orfanotrofio ha sempre negato e mai risolto. Ma Eros e Thanatos appartengono alla stessa medaglia, ciascuna immagine di vita è accompagnata da un’immagine di morte: se uno specchio svelerà la bellezza del corpo femminile di Emma, il suo stesso riflesso permetterà al padre di Samantha di conoscere l’oggetto del suo desiderio e di agire in modo bestiale. Un giocoforza che si ripeterà più volte, passando attraverso l’esperienza dell’amore, della malattia, del viaggio. Partire, per cercare il proprio “porto” nel mondo e ritornare, dopo aver capito che non basta un temporale a cancellare tutto quello è stato…

A lettura finita, sarebbe lecito chiedersi se la storia di Emma sia vera o no. Oppure,ammesso che corrisponda a realtà, perché farne un libro? A tal proposito, vorrei citare un passo dell’autrice: “Mentre mi raccontava la sua storia, penetrai nei meandri più reconditi del suo spirito e vidi, per la prima volta, la parte più vera degli esseri umani: il loro mondo interiore, puro e fanciullesco, che ognuno di noi dovrebbe trovare il coraggio di ascoltare e donare agli altri, senza il timore di essere feriti e riconosciuti per ciò che si è veramente.” Ai lettori l’ardua sentenza.

In estate questo romanzo diventerà un film e prossimamente verrà pubblicato anche un romanzo autobiografico dell’autrice in cui la stessa affronterà temi di vita vissuta e dove ognuno si ritroverà nella sua essenza più profonda.
Per maggiori informazioni, visita il sito: www.larakant.com

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2 Opinioni sul post “La barca senza porto”

  1. speranza ilenia scrive:

    che vomitoooooooooooooooooooooooooooo

  2. marty.. scrive:

    io ho 16anni..ho letto questo libro..mi è piaciuto molto..e sinceramente..mi ha fatto molto pensare..mi chiedo..dove abbia trovato la forza per andare avanti..di continuare a vivere..dopo tutto quello che le è capitato..è veramente l’immagine dell’essere umano in persona..non possiamo certo dire che lei non sa che cosa vuol dire “vive”!..grazie emma…

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