
Se avete sete di avventure, salite a bordo del “Il fiore degli abissi”, il romanzo di Leonilde Bartarelli.
Chi soffre il mal di mare, si regga forte al timone. “Il fiore degli abissi” è infatti intriso di salsedine dalla prima all’ultima pagina: tecnicismi inerenti la navigazione, pirati e contrabbandieri di corallo nella parte di protagonisti, flotte in assetto di guerra etc. A ciò, si aggiunga la sapiente destrezza da parte dell’autrice nel descrivere un contesto storico-culturale estremamente verosimile. Issate l’ancora e buona lettura.
Andrea Raggio, un tempo schiavo sulle galee dei barbareschi, è finalmente libero di rifarsi una vita a Larusina, isola di confine tra il mondo occidentale e quello islamico. Reincontrato il suo antico aguzzino, il comito Grifo, i due si alleano per dedicarsi alla pesca del corallo e arricchirsi all’insaputa di tutti. Ma Andrea si trova presto coinvolto nelle macchinazioni del potere: l’Impero vuole a tutti i costi conquistare la città di Mustarrajla, covo dei pirati sulla terraferma. Le acque intorno a Larusina diventano teatro di battaglie. Andrea e i suoi amici, costretti a partecipare ad un’imboscata, assistono al rapimento della figlia del Sultano…
Sullo sfondo, il mare e una storia di tesori e intrighi, che hanno il sapore del Mediterraneo nel sedicesimo secolo.
Il personaggio di Andrea sembra essere circondato da un’aurea quasi mitica: rapito dal suo villaggio a soli quattordici anni, viene impiegato come schiavo sulle navi dei pirati barbareschi. Incatenato ai remi, scontrandosi con la morte giorno dopo giorno, conquista miracolosamente la libertà. Egli è l’eroe che si batte per affermare il proprio diritto all’esistenza.
Dopo quattro anni di prigionia, la sua iniziazione al mondo degli adulti è compiuta. Ma Andrea è ancora all’inizio del suo percorso di crescita:la sua famiglia è stata inghiottita dall’oblio, gli rimane solo il suo nome e il presente che sta vivendo. Il futuro è tutto da costruire, ma bisogna saper tenere a freno i ricordi del passato, peraltro sempre più labili.
La vita riprende il suo corso. I lunghi capelli dal colore inconsueto conferiscono ad Andrea il soprannome di “Il Rosso”, quasi che una mano divina avesse voluto imprimergli un segno indelebile, distinguendolo dagli altri abitanti di Larusina: rosso come il sangue che scorre, il sole che tramonta ingoiato dalle acque marine, rosso come il corallo. Andrea diventa un pescatore provetto e un abile contrabbandiere di quest’oro color rubino, gustando per la prima volta il sapore della libertà vera. Il corallo lo trascinerà sul fondo di nuove avventure,mostrandogli riflessi e mondi sconosciuti.
Inseguire della merce preziosa, può portare a inaspettate sorprese. Per esempio, stringere amicizia con il nemico. Oppure, l’amore. Sospeso tra due dimensioni parallele, Andrea subirà il fascino della civiltà araba, da sempre avversata, in realtà affascinante e misteriosa come una donna proibita. Sottraendosi alla logica delle strategie politiche, degli interessi economici, Andrea capirà che nella vita non sono le cose a cambiare, ma gli uomini a renderle diverse.
L’eroe ritrova finalmente se stesso, o meglio, quel fragile frammento di speranza capace di donargli pace. Andrea diventerà “Morjane”, lui stesso merce preziosa.
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[...] Volevo però segnalare una recensione al romanzo sul portale Geebo.it. [...]