Dal mezzogiorno di ieri, la storia americana è cambiata. Due milioni di persone hanno ascoltato dal vivo il giuramento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Barak Obama. Gli applausi, i cori, la banda dei marines, le salve di cannone…
Piccoli grandi dettagli di una giornata memorabile, riassumibile nei venti minuti del discorso tenuto da Obama: “Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.”
Commentare il testo parola per parola sarebbe inutile e pretestuoso. Siete abbastanza cibernetici da trovarlo dove più vi aggrada. Ma non vi nascondo l’emozione (e l’invidia) provata nei confronti del popolo americano, principale destinatario del “messaggio”. Obama ha parlato praticamente di tutto, soffermandosi sui punti chiave della questione americana: i soldati al fronte, la crisi economica, il conflitto tra religioni. Ha promesso di costruire e produrre nel rispetto dell’ambiente, di aiutare i paesi poveri a rendersi autonomi. Ha ricordato i primi coloni che attraversarono l’Oceano, la guerra civile.
Pura retorica? Forse, ma stavolta il nuovo Presidente ha chiesto qualcosa in cambio ai suoi spettatori: olio di gomito, senso di responsabilità e rispetto per il prossimo. Non si possono affrontare i problemi se non si lavora uniti e per il bene comune: “…Non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile”.
Gli Americani hanno trovato il loro Messia.
Nel suo primo giorno da presidente, Barak Obama ha già messo in una bozza l’ordine di chiudere il carcere cubano di Guantanamo entro il 2009. Su suo ordine, i pubblici accusatori dei tribunali di Guantanamo per i crimini di guerra hanno chiesto ai giudici militari di “congelare” per 120 giorni i casi in sospeso ed è stato annunciato che il Pentagono riesaminerà completamente le procedure per la detenzione dei prigionieri accusati di terrorismo, in attesa di nuove direttive da parte della Casa Bianca.
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