Massimo Venier, regista dei più grandi successi del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, con il film “Generazione mille euro” ha colto con ironia e delicatezza il profilo di una maggioranza generazionale: quella dei precari. Nei cinema a partire dal 24 Aprile.
 

A Milano un gruppo di giovani neolaureati galleggia nell’orbita dell’instabilità esistenziale. Matteo (Alessandro Tiberi) è un genio della matematica: nelle vesti di “cultore della materia”, tiene lezioni sull’insostenibilità di Gödel all’università, ma per tirare a campare lavora nel reparto marketing di un’azienda in odore di taglio del personale. L’amico e coinquilino Francesco (Francesco Mandelli) fa il proiezionista in un cinema d’essay e osserva la vita come se fosse un film, dando un voto alle cose. Lasciato dalla fidanzata tirocinante in attesa di asportare il suo primo pancreas,  perse le sicurezze economiche di un terzo inquilino che li ha appena abbandonati con un debito, Matteo si trova diviso tra la passione e la ragione – e tra due donne che entrano con impeto nella sua vita: Beatrice, giovane insegnante (precaria pure lei) e Angelica, il nuovo vice direttore marketing appena arrivato in ufficio.

Generazione mille euro è un’opera godibile, spensierata nel suo essere raccontata con toni agrodolci. Lo sviluppo della trama, con i suoi risvolti tragicomici, è quanto mai riuscito a cogliere la vita reale, senza essere grottesco. La stessa sceneggiatura fornisce quel necessario ampio spazio per la delineazione e sfumatura dei personaggi; agli attori è stata offerta la possibilità per articolare e rendere Matteo, Francesco, Beatrice e Angelica ricchi di contemporaneità e credibilità.

Ma chi sono i facenti parte della Generazione mille euro? Parlando in generale: “Guadagnano meno dei loro padri alla loro età, e hanno una prospettiva di carriera molto più grigia. Sono i giovani e i meno giovani che si muovono oggi sul mercato del lavoro: stagisti, lavoratori a progetto, segretarie interinali, ricercatori e docenti universitari, single o mammoni. Scuole finite regolarmente, magari anche una laurea, addirittura una specializzazione. Sono passati attraverso una serie più o meno lunga di lavoretti precari. Fino all’assunzione: molto spesso con uno dei tanti contratti flessibili a disposizione dei datori di lavoro per far entrare in fabbrica o in ufficio, ma non solo. Anche chi ha il mitico posto fisso, è accomunato dalla stessa condizione: per tutti il 27, la busta paga, racconta lo stesso tenore di vita. Sotto i mille euro al mese, spesso meno, tra gli 800 e i 900…”.

Vi ritrovate in questa descrizione? Su col morale, non siete i soli. Vedere per credere: www.generazione1000.com