Recensione libro: A un cerbiatto assomiglia il mio amore

David Grossman è uno scrittore israeliano noto sia ai piccoli che ai grandi lettori per molti romanzi, racconti,saggi e che si è anche prodigato, insieme ad altri scrittori suoi connazionali, nel tentativo di stimolare il processo di pace fra Israele e Libano. Con il suo ultimo libro “A un cerbiatto somiglia il mio amore”, Grossman torna a parlare del suo paese, martoriato da un conflitto vecchio di anni, ma spesso dimenticato.

Nella traduzione italiana il titolo dell’opera è tratto da un verso de Il Cantico dei Cantici (2,9), che gioca sul significato del nome di Ofer, che in ebraico significa “cerbiatto”, ma che in realtà vuole mettere in primo piano il flusso dei pensieri di una madre atterrita all’idea di poter perdere suo figlio. Ma è anche la voce interiore dello stesso Grossman che, durante la stesura del romanzo nel 2006, ha perso il figlio Uri in una battaglia in Libano.

Israele, guerra dei sei giorni: Avram, Orah e Ilan, sedicenni, sono ricoverati nel reparto di isolamento di un piccolo ospedale di Gerusalemme. Il conflitto infuria e nelle lunghe e buie ore del coprifuoco i tre ragazzi si uniscono in un’amicizia che si trasformerà, molto tempo dopo, nell’amore e nel matrimonio tra Orah e Ilan. Dopo trentasei anni da quel primo incontro, Orah è una donna separata, madre di due figli, Adam e Ofer. Quest’ultimo, che sta svolgendo il servizio di leva, accetta di partecipare a un’incursione in Cisgiordania nonostante siano ormai i suoi ultimi giorni di ferma. Orah, che aveva progettato una gita a piedi con il figlio per festeggiare la fine del servizio militare, decide di partire lo stesso. Non riesce infatti a vincere un oscuro presentimento che si agita dentro di lei, e d’altra parte non resiste all’idea di trascorrere altre notti con l’incubo di essere svegliata nel cuore della notte, come da protocollo dell’esercito israeliano, e ricevere la notizia di una disgrazia.

Come ferma su una soglia, Orah giunge al confine con la Cisgiordania, dove il ragazzo è stato inviato per una missione, e in quel momento decide di rompere tutti i contatti con il mondo, di spegnere il telefono cellulare e di intraprendere un lungo pellegrinaggio a piedi in Galilea. Tuttavia non parte da sola. L’accompagnerà Avram, l’amico degli anni di gioventù. Con lui Orah inizia un viaggio che diventerà via via occasione di riflessione, rimpianto, ma anche di gioia e di tenera rievocazione. Fino a quando non arriverà il momento di tornare a fare i conti con la vita e il presente che, tutt’intorno, preme inesorabilmente.

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